Il leader deve saper costruire sogni

 

Cosa rende possibile creare relazioni, elaborare ipotesi, costruire storie e raccontarle?

In che modo riusciamo a comunicare qualcosa di cui non abbiamo percezione diretta e che potrebbe anche non esistere affatto?

Su cosa si fonda la forza di un credo comune, che sia religione, politica o impresa?

La risposta risiede nell’immaginazione.

Una capacità di cui solamente l’essere umano è dotato e grazie alla quale crediamo di avere conoscenza di fatti e relazioni di cui non siamo in grado di possedere informazioni dirette.

Se, sociologicamente parlando, è fissato in 150 unità il numero di individui con i quali riusciamo materialmente ad avere contatti costanti e certi, con il linguaggio immaginativo possiamo allargare all’infinito la nostra rete relazionale e condividere ideologie, culture, religioni ed anche pettegolezzo.

Un capogruppo visionario può coinvolgere decine o centinaia di individui anche in nome di un marchio aziendale, rappresentazione di valori e traguardi.

Le nostre conversazioni hanno contenuti volti a scoprire comportamenti e relazioni, costruiscono ipotesi e progetti, pretendono di giudicare il male ed il bene e, quando sanno essere convincenti, uniscono persone sconosciute tra loro fino a renderle capaci di collaborare per il raggiungimento di obiettivi comuni.

Il linguaggio immaginativo è frutto della rivoluzione cognitiva, avvenuta in un periodo incerto tra 70.000 e 30.000 anni fa, durante il quale, per motivi al momento sconosciuti, il cervello del sapiens divenne più plastico ed incominciò ad elaborare il pensiero. Da quel momento fu possibile raccontare la realtà oggettiva al di fuori del momento contingente, facendola diventare realtà immaginata.

Probabilmente il destino cognitivo della donna fu determinato proprio da questa rivoluzione: destinata a ruoli stanziali, la sua immaginazione fu sollecitata dai racconti più o meno eroici degli uomini cacciatori e avventurieri, che continuavano ad avere necessità di valutazioni oggettive ed accidentali.

In epoca contemporanea le abitudini di uomini e donne sono molto più simili tra loro e se ci fosse un misuratore dell’attività immaginativa probabilmente i risultati sarebbero di parità ma i ruoli, i diritti e i doveri continuano ad essere definiti dai miti molto più che dalla biologia, perciò continueremo a divertirci facendo battute su luoghi comuni.

In verità la storia è piena di personaggi maschili che sono stati capaci di immaginare, teorizzare il mito, condividere, convincere le masse. I politici fanno questo eppure abbiamo avuto bisogno di emanare una legge per dare alle donne pari opportunità di immaginazione!

La politica è esempio anche di come non sempre siano necessari i lunghi tempi delle modificazioni genetiche per agire il cambiamento di una convinzione: una capacità dagli enormi sviluppi possibili.

Sapere di poter cambiare un pensiero disfunzionale grazie al linguaggio immaginativo, ci stimola alla conoscenza della creatività personale, a sviluppare un dialogo che ci conquisti con una nuova proposta.

E per dirlo con le parole di Yuval Noah Harari, non c’è modo di uscire dall’ordine immaginato: quando abbattiamo le mura della nostra prigione e corriamo verso la libertà, di fatto corriamo verso il cortile di ricreazione più ampio di una prigione più grande.

 

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