L’IPNOSI COS’È

 

La mia versione dell’ipnosi parla di conoscenza.

Alcuni utilizzi di questo particolare stato della mente sono stati presentati con nomi più specifici come PNL, mentalismo o meditazione ma se si vuole includere ogni esperienza raggiungibile attraverso lo stato di trance, credo che la parola ipnosi rimanga la più adatta.

Il termine fu coniato a metà del 1800 da James Braid, medico inglese, il quale volle definire uno stato di eccitazione della mente che tutti potevano essere in grado di provare. Fino ad allora il mesmerismo aveva proposto lo stato ipnotico come effetto della trasmissione di fluidi magnetici che soltanto alcune persone particolarmente dotate possedevano.

Negli anni di spiegazioni relative a questo particolare stato di coscienza ne sono state presentate molte, senza veramente arrivare ad un concetto univoco che, oltre a mettere tutti d’accordo, possa far capire di cosa si tratti.

Che a tutti quotidianamente capiti di ritrovarsi in stati di trance è risaputo: ogni volta che l’attenzione si concentra su di un unico argomento, quando la mente si sposta nel tempo e nello spazio sul filo dei ricordi o guidata dall’immaginazione, in quei casi in cui arriviamo a destinazione senza esserci accorti del viaggio. Si tratta di preludi, condizioni favorevoli, che possono svilupparsi in ipnosi. Le tecniche di induzione in trance stimolano reazioni naturali come queste, per raggiungere lo stato mentale (o stato di coscienza) propizio ad esperienze intra-personali e trans-personali.

L’approfondimento dello studio e dell’applicazione dell’ipnosi è strettamente legato alle scoperte conseguenti alle ricerche relative al funzionamento della mente umana, le quali presero a lungo in esame esclusivamente quella malata.

Ora l’interesse è rivolto alle persone cosiddette sane, ai loro bisogni, alla loro capacità di vivere, sopravvivere, progredire ed evolvere. Il contesto applicativo è profondamente cambiato dai tempi delle povere isteriche alla Salpêtrière, sulle quali Charcot studiò l’ipnosi dal punto di vista fenomenologico quale espressione di nevrosi, ed è stato modificato l’atteggiamento: la figura imponente dell’ipnotista che intimorisce con ostentata superiorità, ha lasciato posto ad un rapporto alla pari tra chi guida e colui che accetta e chiede di essere guidato.

Per me l’ipnosi è conoscenza della propria conoscenza; la trance necessaria è uno stato di attenzione verso ciò che si vuole conoscere.

È il primo passo verso una comunicazione efficace. Se desidero portare considerazione su di un argomento, è utile che mi concentri solo su quello: se introducessi continui richiami ad oggetti che voglio non siano presi in considerazione, il mio messaggio risulterebbe fortemente inquinato.

Non pensate anche voi che sarebbe più corretto suggerire ad un bambino il modo giusto di scendere una scala, anziché metterlo in guardia (prospettandogliela) da una rovinosa caduta? In fondo sono veramente pochi i modi di salire o scendere, rispetto alle infinite combinazioni accidentali!

Eppure tendiamo a comunicare attraverso divieti, a manifestare il malessere esprimendo ciò che non siamo, a cercare di migliorare la situazione elencando quello che non vogliamo.

Finché continuerò a pensare cosa non mi piace, sarà difficile avere chiarezza di ciò che desidero e i miei pensieri si disperderanno in direzioni che non sono interessata a conoscere.

Una buona comunicazione passa attraverso l’eliminazione del superfluo che confonde e indebolisce il messaggio.

Se il mio interesse riguarda il corpo e le sue funzioni, mi concentrerò su quello; se desidero comprendere il mio pensiero, metterò il corpo in una condizione di riposo per dedicarmi alla mente.

In entrambi i casi la prima scoperta da fare riguarda le proprie strategie personali, la cui elaborazione qualcuno chiama ipnosi.

Possibilità delle quali si va in cerca nei momenti in cui ci si accorge che ognuno è il migliore, a volte l’unico, alleato di se stesso.

Testimone simbolo di quanto sia determinante la volontà di conoscersi ai fini di una sana sopravvivenza, è stato Milton H. Erickson, la cui esperienza introspettiva e di auto guarigione lo convinse a dimostrare che i fenomeni di trance costituiscono parte normale della vita di tutti i giorni.

 

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