Essere antifragili

 

“Antifragile” è una definizione che, pensata per oggetti inanimati, è capace di esprimere una caratteristica molto umana e lo fa lontano dalla retorica che illude sulla possibilità di rimanere immutabili alla vita.

La verità è che siamo costantemente sollecitati a reagire alle situazioni, che raramente si presentano secondo previsione.

La storia del mondo e dell’umanità è caratterizzata da eventi catastrofici imprevedibili, così come la vita di ognuno. 

Pianifichiamo le nostre azioni, stabiliamo obiettivi nel modo giusto (ben formulati secondo le regole che ogni personal coach saprebbe indicarci), ma non possiamo tenere conto in anticipo delle interferenze, del caos, del caso, delle conseguenze delle nostre azioni e, ancor meno, del Cigno nero.

Il Cigno nero è un evento raro con conseguenze enormi.

Non rientra nelle normali aspettative, poiché nessun presagio potrebbe indicare in modo plausibile la sua eventualità ma, nonostante questo, la natura umana ci spinge ad elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per soddisfare il bisogno di renderlo spiegabile e potenzialmente prevedibile. 

Lo facciamo continuamente: le cose accadono, ne cogliamo alcuni dettagli e li colleghiamo tra loro attraverso una narrazione che abbia un senso. 

È la coerenza, non la completezza delle informazioni, che conta per una buona storia. Anzi, si scopre spesso che sapere poco rende più facile integrare tutte le informazioni in un modello coerente.

Se prendete in considerazione gli eventi di rilievo, le invenzioni, i cambiamenti che sono avvenuti nel vostro ambiente da quanto siete nati e li confrontate con quanto era stato previsto, vi rendete conto che gli eventi seguono percorsi casuali impossibili da predire! 

Per questo il Cigno nero, ovvero il verificarsi improvviso di eventi destabilizzanti, rende ciò che non si sa molto più importante di quello che si sa.

La capacità di reagire all’imprevisto, all’incidente, al caos organizzando nuove strategie in maniera euristica, cioè utilizzando in modo creativo e al di fuori di schemi collaudati quello che abbiamo a disposizione e che ci conduce inaspettatamente ad una condizione migliorativa, è antifragilità.

Un termine coniato da Nassim Nicholas Taleb, filosofo e matematico statistico, con il quale si intende dare risalto alla capacità umana di trarre beneficio dall’imprevisto.

All’apparenza simile alla definizione di resilienza, che in meccanica indica la capacità elastica di un materiale nell’assorbimento di un urto, in seguito al quale può rompersi o tornare alla condizione di partenza, l’antifragilità tiene conto dell’impossibilità umana di tornare indietro. 

Ogni azione provoca una reazione, in noi stessi e nell’ambiente con il quale interagiamo, ed aspettare che “tutto torni come prima” è una inutile illusione (oltre che una perdita di tempo).

Antifragile è colui che sa sfruttare le situazioni di stress per dare il meglio di sé, che si sente stimolato all’azione nelle circostanze difficili. 

Colui che, semplicemente, è consapevole di quel che ha a disposizione e lo utilizza al meglio, poiché si trova a vivere nella condizione di flusso, che nel linguaggio dell’ipnosi si chiama trance.

Uno stato di coscienza che consente di svolgere compiti considerevoli senza dover impegnare eccessivamente la propria forza di volontà e in assenza di sforzo. 

Il flusso mantiene l’attenzione concentrata su attività impegnative (come la reazione ad una situazione difficile) in modo spontaneo, lasciando libere le risorse da indirizzare verso il compito in cui si è impegnati. 

Ecco perché il concetto di antifragilità si integra a quello di ipnosi, in particolare all’ipnosi costruttivista, che favorisce l’instaurarsi irreversibile di una collaborazione spontanea tra gli elementi della conoscenza personale ed il bisogno costante di risposte adeguate.