IL CARATTERE PROVVISORIO DELLA CONOSCENZA

Che cosa succede se rileggiamo i principi costruttivisti, che già mettono in crisi i principi delle verità dogmatiche, in una macchina fuzzy? Se funziona con le lavatrici, può fare qualcosa di analogo con i nostri clienti? E con la counselor stessa? Il Fuzzy-pensiero prosegue sulla strada dell’uso del paradosso, insegnandoci che non solo questo ci aiuta a rompere gli schemi, ma che ci consente un percorso equilibristico felice per vivere con meno certezze.

Ho incontrato la logica sfumata nel desiderio di nuovi linguaggi, per soddisfare la curiosità nata dallʼincontro con la filosofia comparativa, quella che, alla ricerca di punti comuni tra i vari pensieri che descrivano il vivere umano, ha decretato che non esistano concetti e principi universalmente validi.

Una considerazione che conferma una conoscenza già acquisita in seguito all’incontro con il costruttivismo, il quale suggerisce precise definizioni di realtà e osservatore: non esiste una realtà esterna, oggettiva ed uguale per tutti i viventi, ma ogni organismo, sulla base della sua struttura organica, in particolare quella senso-motoria, vive unʼesperienza propria in un mondo proprio.

Secondo il costruttivismo l’essere umano è l’osservatore che organizza un mondo costruito dalla sua esperienza scegliendo, tra i tanti modi possibili, quello che meglio risponda alle sue esigenze.

Modalità e meccanismi rappresentati da cibernetica (studio dei fenomeni di autoregolazione e comunicazione dei sistemi) e neurocibernetica che proposero, a partire dagli anni 40, di studiare i processi mentali attraverso la simulazione della logica delle reti neuronali.

Questo studio portò alla costruzione di macchine estremamente sofisticate, poiché progettate con l’intenzione di escludere ogni possibilità di errore. Esse si basavano sul sistema binario che elabora dati precisi: 0 o 1, vero o falso.

Ma… contemplare il maggior numero di funzioni e ipotesi possibili, portò a prodotti tecnologici estremamente complessi anche nel loro utilizzo tanto che, ad un certo punto, risultò anti economico continuare a costruire macchine precise che fossero in grado di anticipare e prevedere il maggior numero di comportamenti ragionevolmente possibili.

Fu il successo economico della tecnologia giapponese ad aprire le porte anche in occidente, a metà degli anni 80, alla fuzzy logic.

Detta anche logica dei sistemi sfumati, fu formulata nel 1965 da Lofti Zadeh ma, basandosi su metodologie diverse da quelle aristoteliche, fu ignorata fino a quando il mondo orientale e quello occidentale non si incontrarono con finalità economiche condivise, esprimendosi attraverso il fenomeno della globalizzazione.

La fuzzy logic è la manifestazione tecnologica di un certo pensiero orientale, che definisce realtà la somma di tutti i possibili stati, sia quelli percepibili che quelli di cui non sia possibile avere conoscenza.

Essa ammette ed accetta lʼesistenza di un mondo al di fuori della propria percezione sensoriale e sostiene la presenza di una parte di verità in ogni pensiero.

Una logica che consenta alla macchina di imparare dallʼesperienza e di ricavare regole dagli esempi, avendo riconosciuto che la realtà non è semplicemente ambivalente e non può essere imprigionata in una concezione dicotomica della verità, che preveda il tutto o niente, il bianco o nero.

Le macchine costruite coi sistemi fuzzy adattivi sono in grado di valutare asserzioni parzialmente vere e false, secondo una modalità di ragionamento simile a quella umana. Il funzionamento del nostro cervello ci permette infatti di valutare e decidere in base a informazioni imprecise in un tempo brevissimo.

Ma che cosa dovrebbe convincerci ad abbandonare la sicurezza del pensiero binario per immergerci nelle acque del dubbio auspicate da Edgar Morin o, detto in altre parole, accettare il carattere provvisorio della conoscenza e rendere funzionale l’incertezza?

Facciamo qualche esempio.

Se prendo una mela e ne stacco un boccone, l’oggetto che ho in mano è ancora una mela, o no? Do un altro morso e così via fino a finirla. La mela esiste ancora, è mutata in qualcos’altro o non esiste più? Qual è il confine tra mela e non mela? Quando in mano ho una mezza mela, stringo una mela o una non-mela? Questa è la mela fuzzy, che mette in crisi le descrizioni in termini di tutto o niente.

Se stabilisco che gli uomini alti siano quelli che superano il metro e 80, posso considerare bassa una persona di 179 cm?

Proviamo a descrivere una donna incinta: potrebbe essere donna in carriera e adolescente nel rapporto (ad esempio) con le amiche; giovane, per il ruolo professionale che occupa, e vecchia per gestire una gravidanza; prepotente con i colleghi e madre premurosa. Questo equivale a dire che la donna in fondo è solamente un poʻ incinta, oltre ad essere molto altro.

La descrizione di una bottiglia dʼacqua potrebbe sembrare più semplice: prendo in considerazione le dimensioni, il materiale, il contenuto e tutti i dettagli che possano aiutare a definirla. Ma se la prendo in mano e la lancio in testa a qualcuno, essa non è più solo una bottiglia ma anche unʼarma impropria!

Questo per dire che ogni affermazione può essere valida su un piano ma venire inficiata sullʼaltro.

Ammettere la contraddizione, le sovrapposizioni tra ciò che le cose sono e ciò che non sono, ci offre una visione in cui gli oggetti, ma soprattutto le persone non hanno uno stato determinato ma sono la somma di tutti i loro possibili stati.

Il costruttivista Von Foester definì la verità l’invenzione di un bugiardo.

Esprimendoci con parole diverse, potremmo dire che, se la conoscenza dipende dal mio modo di accostarmi allʼoggetto, significa che ognuno di noi veda le cose dal suo punto di vista e pertanto non posso affermare che esista una sola verità ma tante quanti possono essere i punti di vista.

Se non mi rendo conto di una realtà non significa che essa non esista, ma se amplio la coscienza e cambio il mio modo di vedere, mi do la possibilità di scoprire una realtà differente da quella nella quale mi trovo e ad ammettere che non sia possibile sostenere che ciò che non vedo non esista.

Eʼ sul difficile e necessario confronto con lʼincertezza che si basa la logica sfumata.

E ho deciso di parlarne perché rappresenta il mio modo di fare counselling.

Ascolto la storia del mio cliente e la rielaboro secondo un mio punto di vista, ampliando così la sua possibilità di interpretazione.

Mi avvicino al mondo dell’altro, non col desiderio di conquista, ma col proposito di accettazione.

In questo modo, oltre a far emergere qualità e risorse, cerco di ammorbidire la rigidità di pensiero, che spesso è causa di molti disagi.

Non sono in grado di fare diagnosi e categorizzare le persone e mi rifiuto di ragionare per causa ed effetto. Non mi è ancora successo di ascoltare due storie uguali tra loro, da farmi pensare che ad ogni azione sia prevedibile una precisa reazione.

Preferisco seguire la logica degli eventi e dei comportamenti, considerando che esistano almeno quattro variabili di cui occorra sempre tenere conto: il luogo, il tempo, le circostanze e la natura dei singoli osservatori.

Il comportamento umano si adegua ad un mondo che si fa sempre più complesso, sia in ambito culturale che scientifico, in cui le cose cambiano più velocemente della capacità che abbiamo di comprenderle e gli eventi accadono in maniera caotica, anziché lineare.

La complessità necessita di un pensiero complesso, che sia in grado di comprendere il molteplice e il contraddittorio, in cui la considerazione del movimento prevalga su quella di struttura, della dinamica flessibile su quella lineare, del procedimento logico per implicazione sul nesso causale.

Lʼessere umano è complesso, non complicato come le macchine costituite da parti semplici e divisibili, connesse tra loro da rapporti lineari evidenti.

Complesso significa intrecciato ed è qualcosa costituito da elementi associati in maniera non districabile.

La complessità pertanto può essere concepita solo tenendo conto delle parti, le quali possono essere comprese solo considerando lʼintero.

Anche C.G. Jung affermava “Ciò che è senza ambiguità e senza contraddizioni coglie soltanto un lato delle cose” e Milton Erickson, attraverso la sua eccezionale sensibilità, sapeva cogliere lati ed aspetti delle persone che esse stesse non erano in grado di vedere.

Il successo della sua terapia era sicuramente dovuto alla possibilità che egli dava ai suoi pazienti, di essere anche ciò che credevano di non essere.

Il suo uso sapiente della metafora ha dimostrato come il linguaggio figurato ci dia la possibilità di condividere idee e contenuti, che ognuno può adattare al proprio mondo sensoriale e di pensiero.

Nello stato di trance è facile suggerire una realtà in cui siano presenti contraddizioni epossibilità, inconcepibili nel sistema logico razionale a cui siamo abituati.

Un ultimo aspetto a cui faccio solo un accenno, riguarda il ruolo in tutto questo della fisica quantistica.

La logica sfumata utilizza i principi della meccanica quantistica, che ridefinisce il concetto di osservatore. Se per il costruttivismo la realtà è una costruzione della nostra mente, e pertanto molto personale, lo studio delle particelle subatomiche ha messo in dubbio qualsiasi realtà, avendo dimostrato che, protoni e neutroni possono cambiare aspetto e direzione a seconda di chi le osserva. Di conseguenza, lʼosservatore diventa partecipante della realtà stessa.

Concludo con le considerazioni di Richard Feynman, premio nobel nel 1965 per la fisica: “I fisici hanno capito che il punto essenziale non è se una teoria piaccia o non piaccia, ma se fornisca previsioni in accordo con gli esperimenti. Dal punto di vista del buon senso lʼelettrodinamica quantistica descrive una Natura assurda. Tuttavia è in perfetto accordo con i dati sperimentali. Mi auguro quindi che riusciate ad accettare la Natura per quello che è: assurda.”